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LA COMUNICAZIONE ( prima parte)

Prima di entrare nel merito del soggetto, vorrei darne una definizione abbastanza “personale”.
Considero l’atto del comunicare come “lo scambio verbale di idee, pensieri, sentimenti, emozioni, concetti….con altre persone in maniera formale o informale”.
Ho voluto mettere in evidenza lo “scambio verbale” e il “con altre persone” perché penso che queste siano le due condizioni base che devono essere soddisfatte affinchè possa esistere la comunicazione.
Lo scambio verbale permette di trasmettere non soltanto una serie di “codici” (le parole pronunciate, analoghe a quelle scritte) ma soprattutto ciò che li accompagna e fa si che possano essere “decodificati” correttamente. Intendo con questo far riferimento alle emozioni che vengono manifestate attraverso il ritmo e il tono di voce, lo sguardo e tutti i segnali della comunicazione “non-verbale” emessi dal nostro corpo.
Il concetto poi del comunicare con altre persone fa riferimento al legame che si instaura tra i soggetti dello scambio verbale.
La mancanza di emozione e di coerenza tra quanto viene detto e il linguaggio “non verbale” non permettono l’instaurarsi di questo legame e la comunicazione si riduce ad un “parlare ad altre persone” senza che ci sia un vero e proprio coinvolgimento, uno scambio costruttivo di messaggi verbali e non.

Le tecnologie di oggi ci permettono di scambiare informazioni sempre e comunque, ovunque ci troviamo, in una sorta di “villaggio globale”.
In questo “villaggio globale” la fa da padrone la necessità di aumentare sempre più questa velocità di comunicazione lasciandone crescere in parallelo la superficialità: sempre più inclini a “parlare a” anziché  “parlare con”, sempre più in contatto con “strumenti di comunicazione” che con persone.
E questo non è purtroppo un fenomeno legato solo al mondo del lavoro; questo modo di “comunicare” caratterizza anche la nostra vita privata.

Ci si può chiedere a questo punto se sia così difficile comunicare in modo”reale”
A mio avviso non lo è se vengono rispettati alcuni parametri:

  • Essere “presenti” quando si parla; deve esserci piena congruenza tra il nostro corpo e la nostra mente, tra il linguaggio verbale e quello non-verbale.
  • Essere costantemente in contatto con le proprie emozioni, i propri semtimenti e saper percepire, “leggere” i messaggi che l’altra persona o le altre persone ci inviano mettendo in atto un adattamento continuo del nostro eloquio al fine di mantenere solido il legame instaurato.
  • Accettare la diversità di opinione senza influenzare negativamente il rapporto esistente con l’atro

Al piacere di ritrovarvi al prossimo articolo

Gianluca Maria Regis

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GIANLUCA MARIA REGIS

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