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L’EMPATIA: UNA QUALITA’ DA RISCOPRIRE E SVILUPPARE

Se vogliamo fornire una visualizzazione molto semplice dell’empatia basta pensare alla reazione che la maggior parte di noi ha quando vede, per esempio, una persona che si fa male: questo è lo stato “naturale” più semplice dell’empatia.
In quel momento abbiamo infatti la capacità di provare, almeno in parte, quanto sta provando l’altra persona e di farci un’idea della percezione che costei sta avendo del mondo: questo è lo stato “naturale” più semplice dell’empatia.
Il film “Quasi amici” offre un altro magnifico esempio di empatia nel comportamente del badante personale del ricco aristocratico tetraplegico.
L’empatia da qualche anno è sempre più oggetto di ricerca in quanto è considerata un “legante” ormai indispensabile nelle relazioni umane che deve essere rinforzato soprattutto in momenti di crisi come quelli che stanno investendo il mondo intero.
Grazie alle ricerche effettuate, si è potuto constatare che chi dimostra empatia lo fa mettendo in funzione una zona cerebrale pre-frontale, sede delle emozioni positive, che può essere attivata tramite esercizi di immaginazione.
L’empatia può dunque essere “esercitata” e “rafforzata”.
La meditazione, la contemplazione e la visualizzazione, intesa come immaginazione di situazioni a forte impatto emotivo positivo, possono essere degli ottimi “attivatori”.
Il buddismo, per esempio, ha sempre considerato l’empatia come uno stato mentatle che può essere esercitato e che permette di “dissolvere” le “emozioni dannose” come l’odio, la concupiscenza, la gelosia…
L’importanza che sempre più viene data all’empatia è dimostrata dal fatto che sono in corso progetti per strutturare delle formazioni specifiche nelle scuole materne per far sì che i bambini imparino che non esiste solo il “buono” e il “cattivo” ma siano sollecitati sollecitati ad inserire nei loro giochi altri modi di porsi nei confronti degli altri tra i quali primeggia appunto l’empatia.
Non si deve pensare che l’empatia sia un appannaggio esclusivo della specie umana; tutti i mammiferi che hanno un profondo istinto di aggregazione possiedono questa capacità emotiva.
Non bisogna quindi pensare di poter “essere sprovvisti” di empatia bensì di convincersi che disponiamo tutti di un attrezzo di una grande potenza per relazionarci positivamente e  costruttivamente con le altre persone e che si tratta piuttosto di saperlo utilizzare il meglio possibile per non lasciarci travolgere dalla cultura della società di oggi che scoraggia l’empatia e spinge sempre più verso comportamenti egocentrici.
Concludo con una breve favola di Schopenhauer.
In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e per proteggersi dal freddo gli animali si stringono vicini l’uno all’altro.
Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro.
Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo.
Ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi del male reciprocamente”.

Gianluca Maria Regis

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Coach

Discussione

2 pensieri su “L’EMPATIA: UNA QUALITA’ DA RISCOPRIRE E SVILUPPARE

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    Pubblicato da Joao | novembre 11, 2013, 2:39 pm
  2. Sull’empatia, forse c’è da soffermarsi molto e riflettere, in termini sintetici potrebbe essere individuata come una funzione cerebrale che viene esercitata in particolare modo dagli essere socialmente aggregativi, nel tentativo di favorire proprio il mutuo soccorso. Manifestazioni di empatia sono gli stati emotivi di compassione ad esempio, che tendono a spingere l’individuo a compenetrarsi nel suo simile con lo scopo finale di creare un atteggiamento di soccorso, condivisione nel’ambito dell’aggregazione sociale.
    Il salto qualitativo si è raggiunto per l’uomo quando è riuscito a sublimare l’empatia attraverso modelli metafisici come quelli religiosi per poi esercitarne l’applicazione nelle azioni quotidiane (sic!).
    Certo lo stato evolutivo della parte cerebrale negli uomini è tale che, i processi primordiali di sopravvivenza collettiva si sono trasformati in sofisticate classi comportamentali, tali che andrebbero ristudiate per comprenderne la reale portata. Ma l’empatia forse ne è la manifestazione più evidente.

    Pubblicato da Pippo | aprile 22, 2014, 3:41 pm

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