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RALLENTARE IL RITMO DI VITA

Il tempo oggettivo, misurabile da un orologio, è uguale per tutti: abbiamo tutti gli stessi 86.400 secondi da gestire ogni giorno, non uno di più né uno di meno.
Il progresso tecnologico ci dovrebbe permettere di dedicare maggior tempo per vivere la nostra vita. Il paradosso è che invece ci sono sempre più persone che sono costantemente “sotto pressione”.
Le statistiche informano che, in media, in Europa il tempo dedicato al lavoro è stato dimezzato nel corso degli ultimi due secoli.
E allora sorge spontanea la domanda: la nostra vita è più “tranquilla” di quanto lo era prima?
Purtroppo la risposta è negativa.
In base a ricerche fatte in grandi città dove si è proceduto ad alcune rilevazioni specifiche, come ad esempio la velocità media dei pedoni e il ritmo di lavoro degli impiegati degli uffici postali, si è potuto constatare che nei Paesi economicamente più avanzati il ritmo di vita è ben più rapido di quello riscontrato in Paesi aventi un’economia più arretrata.
La realtà è che nei Paesi cosiddetti “sviluppati” le persone si sentono sempre “a corto di tempo” e questo è valido per tutte le classi sociali.
In effetti lo stress della “mancanza di tempo” è strettamente legato alla cultura della società contemporanea che ha sempre più difficoltà ad accettare che il tempo “libero” possa essere utilizzato “oziando” (facendo riferimento al concetto di “ozium” di Cicerone e Seneca).
La società odierna spinge o costringe a “sfruttare” il “tempo libero” per svolgere il più possibile di attività materiali con obiettivi a breve termine.
Un tale condizionamento porta a cercar di svolgere contemporaneamente il più possibile di attività. Se si hanno per esempio più “progetti” che si vorrebbero/dovrebbero realizzare in un tempo che ne consente la realizzazione di uno solo, allora si vivrà un sentimento di perdita, di rinuncia con la conseguenza di subire uno stato di stress negativo che a lungo termine potrà essere seriamente dannoso per la salute.
È quello che succede  a coloro i quali il tempo “sfugge” continuamente e passano la loro vita in una corsa senza fine come il criceto dentro la ruota.
Per far fronte ad una tale situazione non c’è che un solo metodo: rallentare il ritmo di vita.
Facile a dirsi ma molto difficile da realizzare però non impossibile.
Andare “controcorrente” ad una tendenza generalizzata che non dà tregua è possibile solo se siamo convinti che ne vale la pena, che quanto intendiamo fare soddisfa i nostri valori fondamentali e ci porta verso gli obiettivi desiderati.
Diversamente la battaglia sarà persa fin dall’inizio.

Gianluca Maria Regis

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GIANLUCA MARIA REGIS

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