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PARLIAMO DI COACHING: IMMAGINARE LA SITUAZIONE IDEALE E QUELLA CATASTROFICA

Continuando l’analisi dei “passaggi” più importanti del processo di cambiamento professionale, voglio sottoporre alla vostra attenzione alcune riflessioni su quella che possiamo chiamare la “situazione ideale”, cioè il pieno raggiungimento dell’obiettivo.
Se, come abbiamo visto, l’obiettivo è stato definito chiaramente non deve essere difficile immaginare come potremo sentirci, quali emozioni proveremo al momento del suo raggiungimento.
Questo “stato emotivo interno” è il nostro traguardo ideale che vogliamo perseguire avendo una forte determinazione e grande fiducia in noi stessi.
Ammesso di essere in questa “situazione perfetta” non bisogna trascurare la possibilità di un momento di “stanchezza” durante il quale possa succedere qualcosa che comprometta gran parte o la totalità del nostro progetto.
È pertanto utile, per evitare questo rischio, di immaginarsi preventivamente una “situazione catastrofica”, lo scenario più negativo possibile, e porsi delle domande chiave alle quali dovremo, non soltanto rispondere con molta onestà ma anche con un’azione conseguente.La proma domanda che ci dobbiamo porre è: “Quale può essere la cosa peggiore che mi può succedere se non raggiungo l’obiettivo?”
Non è detto che ci sia solo una cosa e in tal caso conviene scrivere le varie opzioni in ordine di importanza.
La seconda domanda, che potrà sembrare “assurda” ma che “assurda” non è, consiste nel chiedere chiede cosa dobbiamo fare e come  affinchè questo “scenario catastrofico” si verifichi.
Con la terza domanda ci chiediamo: “Cosa possiamo fare per evitare il peggio?”
In questo caso siamo ritornati in “ambito positivo” e rispondendo stiamo prendendo un impegno con noi stessi per definire il piano d’azione sul quale ci sentiamo pronti ad agire per evitare la “catastrofe”. Nella definizione di tale piano deve entrare in gioco la nostra creatività, la nostra intelligenza emotiva:

  • Quale sarebbe la cosa più simpatica da fare?
  • Quale sarebbe la cosa più semplice da fare?
  • Quale sarebbe la cosa più rapida da fare?
  • Quale sarebbe la cosa più trasgressiva da fare?
  • Quale sarebbe la cosa più audace da fare?
  • Quale sarebbe…

Dopodichè non rimane che “una cosa sola” da fare, la più semplice e allo stesso tempo la più difficile: fare il primo passo, agire.

Gianluca Maria Regis

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