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P.I.L. e Benessere Reale

È un detto comune che i soldi non fanno la felicità allora perchè la maggior parte di noi si comporta come se la felicità dipendesse solo dal conto in banca?
Analizzando quali siano i veri obiettivi dell’economia dei nostri giorni, ci rendiamo conto che il centro dell’interesse è la quantità, la desiderabilità o l’utilità di quanto prodotto dalla società e che il benessere dei cittadini passa in secondo piano in quanto viene dato per assunto che più ricchezza si possiede più si è felici.
È chiaro per chiunque che il denaro è fonte di felicità per chi è in uno stato di povertà sia essa temporanea o “strutturale” in quanto permette di soddisfare i bisogni essenziali alla sopravvivenza: bisogni che ritroviamo ai primi due “livelli” della “piramide di Maslow” (cibo, casa, salute, sicurezza).
Al di là di questi due primi “livelli” l’essere umano ricerca però la soddisfazione di bisogni più “immateriali” come il sentimento d’appartenenza alla società, la stima in se stessi e l’autorealizzazione che non obbligatoriamente richiedono un maggior possesso di denaro per essere appagati.
Ed è in rapporto a tali bisogni che il materialismo eccessivo della nostra società spingendoci a credere che l’acquisto di beni e servizi sia il miglior modo per essere felici crea invece un ostacolo importante per il raggiungimento del vero benessere.
Le classi meno abbienti sono stimolate a imitare le più ricche in una inutile corsa verso il lusso a discapito della possibilità di soddisfare quei bisogni fondamentali per la propria realizzazione come essere umano.
Ma allora come è possibile uscire da questo impasse?
Dal punto di vista “personale” si può aumentare il proprio benessere attraverso un lavoro su sestessi limitando il livello di stress, essendo capaci di percepire e godere del momento presente, coltivare delle buone amicizie…
Dal punto di vista socio-politico poi, alcune condizioni possono contribuire alla crescita del benessere collettivo.
Un recente studio ha mostrato ad esempio che in Svizzera gli abitanti dei cantoni che ricorrono con maggior frequenza ai referendum, sono più soddisfatti degli abitanti degli altri cantoni.
Il ruolo della classe politica, oltre che a gestire correttamente il Paese per farlo progredire economicamente, dovrebbe essere quindi quello di creare le situazioni che permettano ad ogni cittadino aumentare il proprio benessere reale..
Forse il Buthan, che da quarant’anni ha sostituito il P.I.L con il F.I.L. (felicità interna lorda) come indicatore del benessere reale del Paese, potrebbe fornirci qualche utile argomento di riflessione.

Gianluca Maria Regis

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